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L’illusione dell’“informazione intelligente”

Dimaurizio

Nov 6, 2025

Perché il DNA o una stella o una galassia non sono una lettera di Dio

Uno degli argomenti più ricorrenti tra gli apologeti religiosi è quello secondo cui il DNA e l’RNA conterrebbero “informazioni” troppo complesse per essere frutto del caso, e che dunque ci sarebbe per forza una Mente ordinatrice o un progettista intelligente all’origine della vita.
L’idea è antica: tutto ciò che appare ordinato o strutturato deve derivare da qualcuno che lo ha pensato.
Ma questa è una proiezione antropocentrica: si confonde la nostra interpretazione del mondo con la struttura del mondo stesso.

In realtà, il concetto di informazione in biologia, fisica e teoria dell’informazione non ha nulla a che vedere con quello di messaggio intenzionale o comunicazione.
È un concetto puramente descrittivo, statistico, fisico, non teleologico.
E da qui nasce il fraintendimento.

L’informazione scientifica non è un messaggio

L’informazione, in senso scientifico, non è qualcosa che “esiste” indipendentemente, come un testo scritto o un messaggio inviato da qualcuno, ma il modo in cui noi descriviamo lo stato e la struttura della realtà.
È un concetto introdotto da Claude Shannon nel 1948 per quantificare la riduzione dell’incertezza in un sistema, non per attribuirgli significato o scopo.

Una molecola di DNA, quindi, non comunica nulla: è semplicemente una configurazione di materia.
L’“informazione genetica” è solo il nome che diamo a quelle porzioni di sequenze che, per effetto dell’evoluzione, producono effetti funzionali.
Non serve alcun autore, così come non serve un “progettista” per spiegare l’esistenza di una montagna o di un cristallo di sale.

L’informazione come lettura umana della realtà

Le informazioni, intese in senso scientifico, sono nostre letture degli elementi di realtà.
Gli elementi di realtà esistono e basta: non necessitano di un creatore, perché non esiste alcun motivo per cui non dovrebbero esistere senza un creatore.
Semplicemente, non abbiamo motivo di ritenere che non dovrebbero esistere.

È, ironicamente, lo stesso principio che molti teologi attribuiscono a Dio: “esiste perché necessario”.
In filosofia, questo significa un’esistenza non condizionata da una causa.
Solo che, a livello razionale, è più coerente attribuire tale necessità alla realtà stessa, non a un’entità ulteriore che la complichi.

Nessuna informazione senza un osservatore

Non esiste informazione senza un osservatore che interpreti la realtà e chiami tale interpretazione “informazione”.
Sono i dati che ricaviamo dalla lettura della realtà, non un codice preesistente.

Quando diciamo che “l’informazione non sparisce”, come nel caso della materia o dei buchi neri, intendiamo solo che non sparisce la realtà fisica stessa: la materia e l’energia cambiano forma, ma non si annullano.


La mente come traduttrice del mondoCiò che chiamiamo “informazione” è una traduzione simbolica che la mente umana dà alla regolarità del mondo.
È come la musica: le onde sonore esistono anche senza orecchie, ma il “suono” nasce solo quando un cervello le interpreta.
Quel suono non esiste nella forma in cui lo percepiamo: è un’elaborazione del sistema nervoso.

Allo stesso modo, una moneta può contenere un singolo bit di informazione se la consideriamo come testa o croce, ma una quantità praticamente infinita se analizziamo le proprietà fisiche e atomiche della sua superficie.
L’informazione non è nella moneta: è nel modello interpretativo che noi applichiamo per descriverla.

DNA, RNA e l’equivoco del “linguaggio della vita”

Il DNA e l’RNA non sono testi scritti, ma molecole chimiche.
Il fatto che una cellula sia in grado di “usare” parte di quella informazione non è frutto di un’intenzione, ma di un processo di selezione naturale che, per prove ed errori, ha “scolpito” strutture capaci di autoriprodursi e codificare proteine.

In altre parole: non è la vita che nasce da un messaggio,
ma è la vita che, per evoluzione, ha imparato a usare la materia come messaggio.

La realtà basta a se stessa

L’universo non ha bisogno di un “progettista” per esistere, così come l’acqua non ha bisogno di un autore per scorrere.
La realtà è auto-consistente: esiste perché può esistere, e non c’è ragione per cui non debba.

L’errore dell’apologeta è scambiare la nostra lettura simbolica del mondo per un segno intenzionale.
Ma l’universo non parla: siamo noi che abbiamo imparato a leggerlo.
E quando smettiamo di proiettare su di esso la nostra sete di significato, scopriamo che la sua semplice esistenza è già miracolosa — ma senza bisogno di miracoli.

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